Il Tombolo è l’attività artigianale mirabellese per eccellenza e viene considerata il simbolo della cittadina. E’ un’arte che nasce dalle abili mani delle ricamatrici del luogo, le quali lavorano un finissimo pizzo di fili di lino o cotone, che vengono avvolti in piccoli fusi di legno. Il ricamo nasce seguendo uno schema disegnato su un cartoncino, che viene fissato su un cuscino cilindrico, il Tombolo appunto.
La diffusione del Tombolo si ebbe grazie all’iniziativa di una nobildonna catanese, la baronessa Angelina Auteri, moglie del principe di Biscari, Ignazio Paternò Castello, che in seguito ad una miracolosa guarigione da un male di cui era vittima, decise, insieme alla moglie, di dedicarsi alla fede entrando in convento e donando in beneficenza l’intero ingente patrimonio.
Pizzo delicato e raffinato, viene realizzato con filo di cotone molto sottile, richiede molta abiltà, esperienza e pazienza.
Sul supporto viene fissato, con degli spilli, il foglio con il disegno del merletto. La lavorazione comincia con punti filza che seguono alcune parti del disegno, poi si procede all'intreccio utilizzando come strumenti dei bastoncini detti fuselli attorno ai quali viene arrotolato il filo necessario alla lavorazione.
I fuselli usati nelle realizzazioni più complesse possono essere anche un centinaio, mentre per quelle più semplici bastano poche coppie. Con i fuselli le merlettaie eseguono intrecci da tessuto, nodi, legature, che possono andare a coprire anche grandi superfici (un intera tovaglia).
Alla fine del lavoro, il pizzo è staccato dai punti di supporto, e può essere fissato a una stoffa o utilizzato così come è, a seconda della sua grandezza. In funzione delle dimensioni del filato, il merletto risulta più o meno pregiato e raffinato.
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